Cultura
Una situazione densa di complessità” ha definito l’antropologo Alberto Maria Cirese quella sarda. Ed effettivamente ha colto nel segno. Una cultura popolare che si muove nei due assi del tempo: quello che va dalla preistoria ai giorni nostri e quello rapidissimo che scorre sotto i nostri occhi, inevitabilmente trasformando il passato.
In Sardegna restano vitali tradizioni ormai perdute in altre aree del Mediterraneo, sopravvivono le feste, le credenze popolari, la saggezza e il rispetto per gli anziani, l’ospitalità e la solidarietà nei confronti di tutti. Fortunatamente lo scorrere del tempo ha fatto sì che venisse compresa l’estrema fragilità di quanto conservato per millenni: la lingua, l’identità, ma anche la musica, i canti e i balli, l’artigianato e la preparazione dei prodotti enogastronomici.
Guardandosi intorno è nata l’esigenza di proteggere l’infinito patrimonio culturale che abbiamo sotto i piedi: sono nati così numerosi musei che hanno saputo diversificare l’oggetto da tutelare, si sono moltiplicate le biblioteche e gli archivi, ma anche valorizzati i siti archeologici di incomparabile bellezza, restaurati e aperti al pubblico i monumenti del passato, ripristinate e inventate sagre paesane che implementano le produttività locali. La Sardegna è così un universo a cielo aperto che non è rimasto immobile, ma che sa giocare a suo favore la carta del Tempo.
Testo tratto dal sito della Regione Autonoma della Sardegna

